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– Resistenze –

In un mondo allo sfacelo e senza ideologie sempre più emergono piccole pratiche di resistenza basate sulla coerenza tra il dire e il fare. Reti GAS, produttori biologici, vignaioli indipendenti mostrano che le nuove forme di produzione artigianale sono capaci di cambiare le pratiche quotidiane del produrre e del consumare

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ciciriSta cambiando tutto. Proprio tutto. Stanno cambiando le modalità del vivere, del pensare, dello stare al mondo. Stanno ritornando i mercati per le strade. Fate un salto al mercato biologico di Union Square in piena New York per verificarlo. Non esistevano quasi più. Retaggio di un passato che per un tratto era stato cancellato.

Poi un colpo di magia. Read More

parraChi l’ha detto che mangiare pesce fa bene? Che è un mangiare leggero? Noi siamo capaci di friggere ogni cosa che venga dal mare, mangiarne in quantità smodata sotto il sole cocente con il rosato ghiacciato e solo allora sentirci leggeri nell’animo.

Sono cresciuto a ridosso del mare, a un passo e un soffio di vento dagli scogli.

Penso che potrei fare a meno della carne, ma non del pesce, della sua tenerezza, del suo profumo, dei suoi sapori. Ma ho preso delle decisioni importanti, una delle quali è fare spesso astinenza… di pesce, si intende. Read More

ricottaA volte è meglio tacere e lasciare la parola a chi il mondo che ruota attorno all’alimentazione lo vive ogni giorno, sul campo. Potrei chiedere a un cuoco, magari a un grande cuoco. Ma spesso, troppo spesso, si dimentica il fatto più banale. Che i pomodori, le patate, la materia prima, la base di tutto ciò che mangiamo, è frutto del lavoro di qualcuno che ha arato, seminato, aspettato la pioggia, raccolto sotto il sole cocente, venduto. A lui, chiedo come va il mondo. Mi darà risposte forse più interessanti di quelle che mi darei io stesso.

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LumacheSono cresciuto nel ricordo nitido delle sagre, occasioni in cui un paese intero si consacra alla cucina.

C’è la sagra te lu mieru, del vino, con la provvidenziale vendita di lazzi, il sedano, per mandarlo giù, consideratane la modesta qualità. C’è la sagra della municeddhra, la lumaca, e quella del maiale, che è la mia preferita, a Ortelle, dove nella piazza addobbata a festa un tempo si vendevano gli animali da soma e adesso, coerentemente, i trattori. La gente cammina e assaggia, felice di ritrovare una traccia di ciò che fu, in quel cucinare ogni parte del maiale. Si assaggiano pietanze succulente che non troveremmo in nessun ristorante. Read More

stufatoParlare di prodotti biologici è veramente difficile. In genere si rischia di passare per tipi snob e facoltosi pronti a comprare melanzane che costano quanto una serata in pizzeria.

In parte è vero. Con quei prezzi è difficile convincere un operaio con un salario familiare di mille euro a comprare bio. Sempre se si trovi, in periferia, un negozio bio.

C’è qualcosa di cui tener conto, però. Comprare carote e spinaci pompati di azoto costerà pure meno, ma non è da escludere che il corpo non sia proprio felicissimo di ingurgitare in continuazione pesticidi e conservanti. Read More

pancettaHo vissuto anni ai Castelli romani e sono orfano delle fraschette. Quella di Monteporzio era la più bella, nella piazza ora scomparsa, purtroppo. La gente portava la pasta da casa, si impossessava di uno spazio pubblico, pagandone l’occupazione in bicchieri di vino bianco. Attorno ad esso, più che al cibo, si è costruita, da due millenni, tutta la cultura della cinta a sud di Roma. Vorrà pur dire qualcosa. Read More