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Piatto del giorno

A Otranto ancora adesso si fa la spesa dai contadini che vendono ortaggi sui loro “Apetti”. Ti portano quello che hanno. Ce n’è uno, mio amico, che aveva rischiato di buttar via la vita per intero. Lo vedi dal viso, dai denti. Ma sta li con la sua Apetta, sotto la villa a vender uova delle sue galline, che sono poche e le nasconde nel cruscotto perché le signore si litigano per averle.Come la storia di una persona sta dentro una comunità? Quella comunità protegge. Nessuno giudica quel che egli è stato. Si stima la trasformazione, guardandone la forza e il coraggio. Ogni giorno.

Perché quella persona al mattino si è svegliata presto assai. Ha raccolto i suoi pomodori, o zucchine e ogni singola tossina è andata via.
Anche la vendita è condivisione, e in quel gesto del cacciare gli spiccioli c’è un passaggio di consegne: “dammi la tua fiducia, compra le mie scarcioppule, i miei carciofi, ti ripago nel modo più bello, cambiando.
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ASCOLTARE:

Bob Dylan, “The times they are a-changin”

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Il Salento, dove sono nato e cresciuto, resta un punto fermo di questa ricerca.

Terra di frontiera, di accoglienza, invasioni e respingimenti.

Terra di marinai, pesce, grandi mangiate davanti al mare e morti a qualche miglia al largo.

Terra di terra, sudore, campagne difficili, caporalati e donne tarantate.

La sua cucina tutto racchiude, difende coi denti il patrimonio comune. È qualcosa che conosco, una chiave di lettura. Mentre la società efficiente, rapida e moderna perde per strada pezzi di umanità, a sud un’umanità sempre persa, divorata dalle ingiustizie, conserva codici di possibile convivenza.

“l tempo non è comprimibile. In cucina, quanto meno. Pensare di poterlo fare è una mistificazione, non la conferma della sua relatività.

Un ragù ne è riprova. Scalda una scatola preconfezionata al microonde, cucina il tuo ragù a fiamma rapida per una oretta, o lascia fare al fuoco basso per tutta la mattinata per quattro ore, mentre tu fai tutt’altro, ci si ritroverà su pianeti diversi, mondi diversi, pensieri diversi.
In un’epoca in cui il tempo è considerato sempre più valore economico in sé, la perdita del tempo diventa, a rigor di logica, una perdita di valore economico.
Ho imparato allora a perdere tempo come scelta deliberata, sfacciata, arbitraria.
Il mio tributo al Sud è al suo saper perdere il tempo.
Lasciarselo sfuggire di mani.
Ci vuole tempo perché due persone si amino.
Il matrimonio degli ingredienti è sottoposto alle stesse regole.
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Lussurioso, immorale, sessuale, sensuale, dolce. Bisognerebbe farlo mangiare per legge, almeno una volta a settimana. Ho da sempre avuto un problema con il cioccolato. Ma questo dolce è di imbarazzante bontà e dalla simbologia svergognata. Andare sino in fondo a cercarsi cose belle, infagottarsi di piacere, fare scorta, per affrontare le bruttezze.

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Sono stato secondino, in attesa che tu venissi dalla cucina. Sul carrello l’ennesima pietanza iniziata a cucinare al mattino presto. Il mio luogo era altrove, non li, in quel caldo di fuochi dove sbollentava la tua vita. Dove la lasciavo sbollentare come da sempre si lascia appassire una donna. Nel caldo di una cucina.

Sono stato io assassino dell’amore. Ho guardato senza dire nulla. Come se fosse normale. Senza pietà, seduto al banchetto, stravaccando gambe tra gambe di tavoli, e aspettare e poi bere e sbattere e sbraitare con gli amici tutti maschi, impassibili e appesantiti, come me e cantare e parlare prolissi di politica, barocchi a ragionare sui mali del mondo, sazi e ubriachi talvolta, poi assonnati, appisolati, mentre dalla cella echeggiava il rumore di stoviglie e bicchieri e acqua e olio a friggere.
Permettimi allora di cucinarti qualcosa. Non per chiederti scusa della mia assenza,
ma per dirti che sono cambiato, che le faremo assieme le cose stancanti e se anche per te la cucina fosse un modo per voler bene, faremo assieme anche quello, condivideremo il gesto dell’offrire l’uno all’altro, condivideremo il gesto dell’offrirsi l’uno l’amore dell’altro, ad armi pari. O senza armi piuttosto.
Farò il fondant al chocolat, perché dietro quell’involucro soffice ci sarà quella traccia di crema che ti si poserà leggermente sulle labbra. La mia lingua le carezzerà.
Lo servirò con i lamponi, che spremendosi nella tua mano scivoleranno verso il tuo seno. E allora la mia lingua seguirà quel tracciato che mi invita a te.
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Tutto è stato mangiato e consumato, comprese le speranze.

Di utopie neanche a parlarne, svanite, senza idee cui aggrapparsi, senza coerenze conseguenti.

Si vola basso, con i piedi puntati saldamente a terra e si guarda verso il cielo per raccogliere le mele dagli alberi.

Le nostre uniche munizioni sono cipolle, pomodori.

Il nostro manifesto è ricco di proteine grasse con olio a manetta e strutto.I falsi miti occidentali sulla leggerezza creano mostri.  Provate a mettere burro al posto dello strutto nella pasta frolla. Soffre, respira a fatica e diventa spesso mattonella. La pasta frolla con lo strutto prende slancio.

Il fruttone è allora quel suicidio nichilista del pasticciere che in agosto pensa che si possa mangiare un dolce con pasta di strutto, con all’interno un soave strato di pasta di mandorla e una marmellata di pere. Sopra, del cioccolato fuso.

Il fruttone è un pensiero complesso, cibo dell’anima, qualcosa da offrire ad ogni costo.

Siate carbonari sino in fondo. Esercitatevi alla perdita del tempo.

E sopratutto, strutto, strutto e strutto.

Votate Donpasta!

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