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Triste

– Violazioni che uccidono memorie – 

Il mondo perde pezzi. Si perde il rapporto con la memoria, con la storia di un territorio, si torna a forme di schiavismo nelle campagne, si avvelenano le campagne.

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focaccolioOlio: senza di lui, probabilmente non parlerei di cucina.

Potrei ricondurre ogni gesto quotidiano al versare olio e spostare la puntina sui vinili. Da lì per me, iniziano musica e soffritto. Assieme.

Il mio immaginario è avvolto dalle braccia dei Technics e quelle storte dei grandi alberi di olivo. Read More

pappaQuesto libro pare un’apologia del sud.

In un certo senso lo è, nel suo insinuare un granello di sabbia in un meccanismo di pensiero che ha smesso di essere relativo. Che dice “lavorare di più, per guadagnare di più”. E se uno non avesse voglia di guadagnare di più? E se uno volesse lavorare meno e occuparsi meglio degli affetti, diventando magari anche più efficace e produttivo? E se uno guadagna tanto, va ogni sera al ristorante e poi vengono le gastriti? Insomma, è semplicemente un modo per ricordare che le cose non sono poi così chiare come sembrano. Read More

vellutataÈ impossibile parlare di OGM in modo semplicistico. Resta innegabile lo scetticismo della gente comune e di diversi stati, Italia in primis, nonostante i miliardi che usano le multinazionali e le loro lobby per condizionare impunemente il dibattito mediatico e le regolamentazioni mondiali.

A fronte di tale forza di fuoco, una miriade di piccole realtà politiche e ambientaliste sono capaci di combattere e resistere, con mezzi decisamente inferiori. Ma ascoltando il discorso dei contadini ci si accorge che la sicurezza sanitaria non è il problema fondamentale. Lo sono le pratiche illegali, senza remore, che queste case compiono per conquistare ad ogni costo fette di mercato, per rendere i contadini totalmente dipendenti. Questo, purtroppo, è un dato di fatto. Read More

NSANGUIC’è uno scollamento grave tra chi fa cultura, politica, chi fa girare i soldi e la gente comune.

Non ho vissuto il dopoguerra e dubito fosse epoca gaia, ma, probabilmente sbagliando, lo immagino più compatto, solidale.

Si era vissuta una guerra che aveva lasciato danni irreparabili su chiunque, nessuno escluso.

De Filippo in Napoli Milionaria la descrive assai bene. La gente era unita dal destino infausto e dalla necessità collettiva del superamento di quel destino. Read More

cozzeripL’Ilva va a rotoli e con essa va a monte l’idea che per dar da mangiare carne rossa alla gente si possa posare una gigantesca fabbrica sulla culla della Magna Grecia.

Mettiamo il caso che una città bella, anche se povera, abbia una ricchezza unica al mondo che cresce nel suo mare e mettiamo che quella cosa desse lavoro a tanta gente, ma soprattutto permettesse di riconoscersi in quanto abitanti di quel luogo. Mettiamo il caso che quella cosa sia la cozza tarantina. Costruirci di fianco un mostro gigantesco… cozza con una realtà ancorata a una civilizzazione millenaria basata sul rispettare i piaceri della vita almeno al pari degli obblighi. Read More

focaccbarChe nesso c’è tra la cultura di un popolo e un territorio? Tra una cotognata, il suo albero e chi raccoglie la cotogna e ne fa marmellata? E se quel territorio si rovina? Se quell’albero scompare, si cancella? Che succede alla cultura che c’è dietro?

Un luogo che aveva imparato a farsi bello proprio per quella sua forza di non aver paura delle proprie rughe, fiero delle proprie cotogne e dei tarantismi?

In epoche globalizzanti, il fatto di avere un’identità, una cotognata, un dialetto protetto, un canto indolenzito, permette di non esserne sprovvisti. Read More